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Il banditore di vino

Quando si apriva un’osteria nuova, l’oste di solito faceva stampare dei foglietti da distribuirsi a mano nei quali erano elencati i vini che si sarebbero potuti bere nel suo locale con i relativi prezzi e grandi considerazioni in merito alla bontà dei suoi prodotti. I volantini di oggi.

Vi era indicata la data di apertura e tutta la cittadinanza era invitata a voler partecipare al felice evento, e a gradire l’offerta di un bicchiere di buon vino.

Mentre gli incaricati distribuivano questi foglietti ai passanti nei dintorni dell’osteria, un banditore, con il cilindro sulle ventitré, percorreva le strade limitrofe annunciando a gran voce che nell’osteria del sig. Tal dei Tali si sarebbe potuto assaggiare il miglior vino del mondo, e in testimonianza delle sue parole recava sotto braccio un fiasco del vino in questione e a chi ne volesse offriva un bicchiere del meraviglioso nettare.

Talvolta le parole del banditore erano seguite dal suono del violino o di una tromba di un musicista o di un cantastorie scritturato per l’occasione. Talaltra il cantastorie-musicista e il banditore si identificavano nella stessa persona, come per esempio il famoso Maestro Peloso (direttore del teatro Minerva, il massimo teatro di burattini della città) che dava fiato alla sua tromba tra un annuncio ed un altro.

Cito il Zorzi: “ Peloso ha un epigono (quindi si parla del 1920/30, vista la data di pubblicazione del saggio) estremo nel maestro di musica della città di Venezia, al secolo Giuseppe Favin,più conosciuto sotto il nome di zoto dela chitara, che fu allievo di Peloso. È un vecchietto sciancato,ispido,allegro e straccione, che può essere considerato l’ultimo cantastorie di Venezia, e che si guadagna il pane tirandosi appresso di osteria in osteria la sua gamba difettosa e un enorme chitarra, fornita di sole quattro corde e adornata costantemente da un mazzolino di fiori, o da un nastro sudicio e sgualcito”.

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