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LA NASCITA DEL BACARO

Tra le caratteristiche veneziane ve ne è sicuramente una che tutti amiamo..il bacaro.

Ma questo tipico locale veneziano non ha sempre fatto parte della città lagunare anzi è abbastanza recente nella sua caratterizzazione e unicità. Nacque infatti nell’ottocento, poco dopo l’annessione di Venezia all’Italia. Alfredo Panzini nel suo Dizionario Moderno scrive sotto la voce bacaro: “voce recente del dialetto veneziano: vino delle Puglie; il luogo stesso dove se ne spaccia al minuto”.

Ed aggiunge un’ipotesi etimologica: “Da Bacco?”

in realta la parola bacaro non deriva da Bacco ma dalla creatività verbale di un vecchio gondoliere..mettetevi comodi che ora inizia il racconto.

E se siete in osteria ordinatevi un bicchiere e gustatevi il seguito.

La nostra storia inizia come accennavamo sopra quando Venezia fu annessa al Regno d’Italia.

Fino infatti al 1866 la dominazione austriaca si estendeva tanto su Venezia quanto sull’Istria e sulla Dalmazia sicché non esistevano barriere doganali tra questi territori essendo parte di un unico grande impero, ed è per questo motivo che in Venezia si potevano trovare con facilità i famosi vini istriani, i cosiddetti vin da colpi per indicarne con semplicismo popolaresco la forza.

In più l’Austria esercitava attraverso le linee marittime del Lloyd un monopolio dei commerci con la Grecia sicché a Venezia non solo scorrevano fiumi di vin da colpi ma anche la malvasia e i liquorosi vini greci.

L’annessione di Venezia all’Italia cambiò però le carte in tavola, o meglio il vino nei bicchieri, visto che con la netta divisione delle parti venne eretta una barriera doganale che rincarò radicalmente il prezzo dei vini in commercio allora.

Ed è proprio all’ombra di questi grandi eventi e delle grandi potenze che spunta il nostro protagonista, tal Fabiano Pantaleo, nato a Trani in Puglia, ma che in quegli anni a Venezia in quanto congedatosi dalla Regia Marina alla fine del servizio militare, e visto che la città gli piaceva e anche il vino si fece mandare per via mare da Trani un buon carico di vino del suo paese e cercò un locale adatto ad aprirvi una taverna.

Lo trovò in uno degli angiporti di Rialto, in ramo della Dogana da Terra. Quella contrada di Venezia che si estende tra il Canal Grande, la Pescheria Campo Santa Maria Mater Domini e Campo San Polo costituiva un tempo il centro tumultuoso della vita commerciale di Venezia, la city della grande metropoli marinara e bancaria del mondo occidentale. Intorno alla Ruga Vecchia San Giovanni che dalla Ruga degli Orefici conduce a San Silvestro, a Sant’Aponal e a San Polo, s’apre un labirinto di vecchie strette ed oscure calli, formicolanti adesso di turisti pittoreschi e negozi di souvenir ma un tempo frequentate da ricchi ed onorati commercianti, da finanzieri veneziani e stranieri, da negozianti toscani e da capitani dalmati e greci, da gioiellieri olandesi, da usurai fiorentini, da viaggiatori esotici di tutti i paesi più lontani. Là intorno quindi vi erano quasi tutti i più frequentati alberghi della città. Della maggior parte di essi non è rimasta traccia che nei nomi delle strade, come Calle della Scimmia, Calle della Donzella, Calle del Bo’,Calle dell’Angelo, Calle della Torre, Calle dell’osteria della Campana, Calle del Sole.

Pantaleo Fabiano scelse il locale in Calle Dogana della Terra. La Dogana della Terra era il luogo dove venivano verificate tutte le merci provenienti da via terra ed era stata costruita nel secolo XV tra la Riva del Vin e la Ruga di San Giovanni. E proprio accanto sorgeva l’Ufficio del Dazio del Vin, al quale accorrevano per le operazioni doganali i padroni delle barche e peate cariche di vino (specialmente vin terrano dell’Istria) che venivano ad ormeggiarsi alla Riva del Vin e che erano autorizzati a vendere il loro vino all’ingrosso e al minuto dalla barca ai passanti.

Nel 1511 un incendio la distrusse , fu poi ricostruita e utilizzata fino a quando l’Austria la soppresse e ne abbatté la sede.

Ma dell’antica dogana rimasero alcuni vasti magazzini interni, e in uno di questi fu aperto dal Fabiano il primo spaccio di vino pugliese.

E una sera fatidica entrò nell’osteria un gruppo di gondolieri,tra i quali vi era un vecchio campione del remo, addetto al traghetto di San Silvestro. Tutti incuriositi. Il vecchio assaggiò il vino nuovo con quell’aria di importanza e di leggera diffidenza che in queste occasioni sogliono assumere gli intenditori; bevette un sorso breve e lo trattenne in bocca, gustandone le caratteristiche con il palato e infine all’esame emise un sonoro grugnito di soddisfazione. Ne vuotò il bicchiere soddisfatto e felice, ed esclamò ad alta voce affinché fosse sentito da tutti gli avventori: “ Questo vin se proprio Bon!! Bon! Se proprio un Vin de Bacaro!”.

Questa parola fu coniata cosi al momento, come ogni tanto capita in ambienti di tal specie, dove la lingua scivola veloce ed il pensiero naviga a vele spiegate sospinto dagli umori alcolici. Infatti il termine voleva esprimere quanto soddisfatto fosse di questo assaggio, e probabilmente il vocabolario non forniva un termine per questo nuovo livello di appagamento, come quelle parole assurde e prive di significato che un amante sussurra all’orecchio dell’amata nel momento di massimo piacere..

La parola piacque, si diffuse e rimase. E il vino della Puglia ribattezzato con il nome di bacaro ebbe il più lusinghiero accoglimento del popolo veneziano, tanto che a breve, fiutato l’affare comparvero sempre più osterie dove poter bere il famoso Vin de Bacaro.

1 Comment

  1. Mr WordPress ha detto:

    Ciao, questo è un commento.
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