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IL SONNO DELLA RAGIONE

Per comprendere realmente ciò che avvenne in Italia nel dopoguerra raccomando a tutti la lettura di un libro veramente ben scritto e documentato,  I nemici della repubblica di Vladimiro Satta.

Grazie ad un’analisi storica attenta e dettagliata l’autore percorre gli anni più oscuri della nostra repubblica, gli anni del terrorismo, dai primi episodi di violenza del ’68 fino alle bombe e alla lotta armata, analizzando lucidamente le premesse ideologiche e i loro sviluppi responsabili di tale drammatico capitolo della nostra storia, e di come queste ideologie arrivassero da un passato ben più remoto.

I mostri, ambasciatori di paura e terrore, se osservati e studiati sotto la luce della ragione spesso perdono il loro potere terrificante, e la nebbia che li circonda è stata usata spesso consapevolmente proprio per esercitare quelle paure che tanto sono utili per il controllo sul popolo.

Il libro indicato non ha nessuna deriva politica ma è un saggio storico che evidenzia i motivi per i quali il nostro paese ha tutt’ora un problema con la propria storia, soprattutto dalla seconda guerra mondiale in poi. Gli anni del ventennio fascista sono stati documentati,analizzati e successivamente definiti come una macchia indelebile a causa non di un’ideologia di cui si faceva portavoce, ma per le azioni dei sostenitori e rappresentanti di tale dittatura, e per le conseguenze che il nostro paese ha dovuto poi affrontare a causa  delle scelte della allora classe dirigente.

I fatti documentati da più fonti storiche e riconosciuti da più studi come vere hanno inevitabilmente un valore maggiore della semplice opinione personale.

Non esiste giusto o sbagliato. Esiste semplicemente la verità o la bugia.

Questo fa la storia. Riconoscere le une e le altre.

Poi è la morale personale di ognuno di noi e di conseguenza quella collettiva di popolo a giudicare.

Quel che è avvenuto in Italia è purtroppo singolare se confrontato con la realtà tedesca, che viene inevitabilmente spontaneo prendere in considerazione nel momento in cui si fanno riflessioni di questo genere. Oggi la Germania ha sì ancora una rappresentanza di estrema destra che inneggia alla memoria del terzo reich, come noi del resto la abbiamo che inneggia al fascismo, ma la differenza è che quella tedesca è molto più circoscritta. Vi è nella mente di qualsiasi tedesco di qualsiasi classe sociale, a parte questo sparuto gruppo di nostalgici, un orrore e una vergogna latente, nascosta per ciò che è avvenuto che lo porta inevitabilmente ad evitare quasi con rabbia qualsiasi coinvolgimento o associazione con questa piaga storica che ha afflitto la loro storia, come la nostra. Soprattutto nelle giovani generazioni.

E questo a mio avviso è stato possibile perché in Germania è avvenuto qualcosa che qui in Italia non è mai stato fatto, per casualità, per caratteristiche e per scelte. In Germania è stato messo sotto processo pubblico tutto l’apparato politico colpevole. Ora si può discutere sul reale valore legale del processo di Norimberga o sulla sua reale intenzione di colpire o punire, ma personalmente credo che sia stato un atto positivo soprattutto visto con la prospettiva necessaria.

Come ci descrive magistralmente Hannah Arendt, spettatrice e partecipe in quanto ebrea, i demoni terribili nati dall’oscurità della mente hitleriana e suoi seguaci, posti sotto processo e illuminati nella loro completezza, hanno in realtà mostrato non le fattezze di animali feroci e spaventosi ma di burocrati meschini, privi di ogni forma di umanità complessa.

Questa presa di coscienza ha permesso al popolo tedesco di comprendere quanto proclami a cui inneggiavano i più fossero in realtà maschere di grandezza dietro le quali si nascondevano esseri miseri. E grazie a ciò a mio avviso fu possibile la catarsi, la consapevolezza dell’errore commesso.

I mostri esposti alla luce del sole non facevano più paura o ammirazione o curiosità.

In Italia purtroppo tutto ciò non è mai avvenuto. I fatti di piazzale Loreto hanno gettato inevitabilmente una macchia sulla storia della resistenza come tutti i gesti di violenza mirante all’offesa e non alla difesa e impedito al popolo italiano di avere quel processo necessario alla definitiva rottura con il passato. Il fascino per una figura storicamente (quindi fatti, non opinioni) misera, militarmente e politicamente si sarebbe sciolto come neve al sole. Chissà se faceva comodo mantenerlo o è stata solo una decisione infelice. Inoltre forse per scelta o per convenienza o per le dinamiche politiche di guerra fredda quel movimento si è sempre reputato colpevole per alcuni aspetti ma utile per altri.

Nel dopoguerra non fu fatto un processo ai capi fascisti come avvenne a Norimberga, anzi spesso vennero reintegrati nei loro ruoli o utilizzati, i più alti in grado, per operazioni oscure che nel futuro avrebbero poi deflagrato negli anni di piombo.

Oramai è tardi per fare questo processo al passato, infatti al contrario della Germania, in Italia è ancora presente in alcuni una simpatia per un periodo che ancora oggi da molti non viene considerato grave e oscuro come in realtà è stato.

Spesso non è chiaro o non viene manifestato pubblicamente per pudore ma comunque è insito in molti di noi. E soprattutto dagli altri non viene guardato come un dramma non risolto, ma con accondiscendenza passiva.

In Germania sarebbe impossibile avere esposte pubblicamente insegne con la svastica o busti di Hitler. Sarebbero per primi i tedeschi tutti a sentirsi oltraggiati.

Non serve a nulla però la coercizione immediata. Non serve una legge che proibisca un pensiero.

I nostalgici comunque avranno sempre la scusante di fonti storiche inquinate.

La storia e le sue pagine, anche le più oscure vanno studiate analizzate e capite. Dai banchi di scuola ai giornali.

Non serve un capro espiatorio perché una nazione si possa sentire in pace con la propria coscienza.

Tutta la nazione deve fare un’analisi di coscienza.

Un dittatore diventa tale perché il popolo lo permette. E spesso siamo tutti responsabili.

E’ fondamentale ricordare quanto faccia danni e quanto facilmente possa dilagare una paura mai affrontata, e soprattutto mai analizzata con senso storico autocritico.

E ciò vale per tutto.

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